La riforma che non serve

L’Italia sta attraversando la crisi più profonda dai primi anni Novanta. In un certo senso, stiamo pagando ora per errori e reticenze di allora. Per questo, specie dal punto di vista della politica di bilancio, ridisegnare il sistema è meglio che rappezzarlo; rifondare lo stato sociale è preferibile al mero tamponarne le falle. L’attenzione all’impatto strutturale delle riforme è la cifra delle richieste europee all’Italia. Da qui l’enfasi sull’aumento dell’età pensionabile.
8 AGO 20
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Al contrario, l’introduzione di una imposta patrimoniale straordinaria – nelle varianti accarezzate da una eterogenea coalizione che va dal Pd a parte della Lega – sarebbe un errore mortale. Anzitutto perché non funziona: come insegnano altri provvedimenti “una tantum”, dal prelievo notturno sui conti correnti all’eurotassa, occorre affrontare le cause, non i sintomi. Secondariamente perché colpisce il risparmio, a valle di una crisi dovuta proprio all’eccesso di indebitamento pubblico e privato. Terzo, perché azzoppa la crescita, in un paese dove il fisco è, per unanime ammissione, la vera zavorra dello sviluppo. Quarto, perché è un’iniziativa anti europea: Bruxelles raccomanda altre misure, alcune delle quali esplicitamente previste nel programma elettorale del centrodestra nel 2008. Il governo non deve cedere alle sirene del “tassa e spendi”: per salvare l’Italia, deve fare quel che gli italiani, prima ancora dell’Ue, gli hanno chiesto di fare.